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Leonardo Boscani espone al FRAC CORSE

ECLIPSE 2018 FRAC CORSE – CONDIZIONE UMANA / CONDITION HUMAINE

A PROPOSITO DI LUMPENPROLETARIAT …
il nuovo sottoproletariato africano
Il termine Lumpenproletariat è stato usato da Franz Fanon nel saggio scritto nel 1961, “ I Dannati della terra”,
per descrivere lo stato sociale dei giovani africani che vivevano nei piccoli villaggi e si spostarono verso le
grandi città dell’Africa centrale. Questo spostamento o esodo è avvenuto durante il periodo di
“decolonizzazione” nei paesi africani, creando una realtà sociale povera alle periferie delle grandi metropoli
africana: una popolazione con una forte volontà di riscatto (contadini, allevatori, cacciatori e naturalmente
guerrieri). Queste periferie furono occupate da campi provvisori e vere baraccopoli di fango, lamiere, legno,
cartone, insomma il riciclo del consumo e dello scarto della nuova borghesia africana.
Il Lumpenproletariat diviene così una nuova forza lavoro senza nessuna formazione politica ma disposta a tutto
pur di uscire dallo status di colonizzato e dalla condizione di miseria e povertà. Questo nuovo sottoproletariato
diviene chiaramente una massa in/controllabile e mercenaria, arruolata dalle varie fazioni politiche o militari dei
nuovi paesi africani (mercenari, giovani soldati, poliziotti, malavita, controllo delle risorse illegali) ma soprattutto
giovani disposti a tutto senza una formazione culturale e politica, privi di qualunque strumento di rivendicazione
sociale, se non quella dell’attribuzione etnica.
Questo esodo, nonostante siano cambiate le condizioni sociali e culturali rispetto al lontano 1961, si riscontra
nel suo spostamento di popoli e nella sua volontà di riscatto, soprattutto in questi giovani provenienti dal
continente nero alla ricerca dell’eldorado europeo.
Soul, Karim e Amadou sono tre giovani africani arrivati in Italia attraverso il deserto per imbarcarsi verso
l’Europa dalla Libia. I tre giovani provengono da tre diversi paesi dell’Africa centrale (Gambia , Senegal e Costa
d’Avorio), due di lingua inglese e uno di lingua francese ma sono entrambi di cultura mandinga con una loro
lingua comune, tradizioni e legami etnici. Il loro percorso in Italia è simile a quello di tanti altri immigrati. Alcuni
arrivano con la richiesta si status di rifugiato politico altri alla ricerca di lavoro ma tutti clandestinamente. Nel
caso dei Soul, Karim e Amadou, uno di loro ha ottenuto il permesso di soggiorno, un altro è in attesa dei
documenti ma al terzo è stato rifiutato lo status di profugo politico ed è ora clandestino in Italia. Le maschere
che indossano sono legate alla tradizione e rappresentano due elefanti e un leopardo. Sulle loro indicazioni si è
lavorato per la costruzione delle maschere basandosi sull’arte delle loro tradizioni, trasformando i segni tribali in
simboli statistici e grafici (frecce che indicano vie, strade, o sagome di piccoli uomini o punti che rappresentano
le statistiche). Le figure intere, con un volto non riconoscibile nella loro individualità ma fortemente indicatrice
della loro provenienza, la loro postura marziale ma culturalmente identificabile ne fanno dei veri guardiani del
“Ministero dell’ esodo” che si propone nella mostra al Frac.



 

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